FAQ

FAQ per i pazienti in emodialisi

A cura di Domenico Santoro, Annamaria Bruzzese e Rossella Siligato
UOC Nefrologia e Dialisi
Dip. di Medicina Clinica e Sperimentale
Azienda Ospedaliera Universitaria “G. Martino”, Messina
Per saperne di più sull’emodialisi e la dialisi peritoneale scarica il documento

FAQ sul trapianto renale

A cura di Pasquale Esposito
Policlinico San Matteo, Pavia
Con la collaborazione degli Specializzandi della Scuola di Nefrologia dell’Università di Pavia
Per saperne di più sul trapianto renale scarica il documento

Clicca sulle seguenti domande per visualizzare la risposta


FAQ per i pazienti in emodialisi

Per saperne di più sull’emodialisi e la dialisi peritoneale scarica il documento

1. Adesso che ho iniziato la dialisi dovrò continuare ad usare i prodotti aproteici e mangiare poche proteine?

No, dato che ormai ha iniziato la dialisi non c’è più la necessità di assumere tali alimenti. Al contrario, potrebbe essere necessario aumentare il consumo di proteine, in quanto con la dialisi si può determinare una perdita.

2. Ma se io continuo a urinare normalmente perché devo fare dialisi?

Perché la dialisi non elimina solo l’acqua, ma svolge tutte quelle funzioni che in condizioni normali effettua il rene. Tra queste, le più importanti sono l’eliminazione delle scorie metaboliche, la correzione degli squilibri elettrolitici e dell’equilibrio acido-base. Per tale motivo viene anche chiamato trattamento sostitutivo della funzione renale.

3. Ma se il valore della creatinina prima della dialisi non è molto alto perché devo fare dialisi tre volte alla settimana invece di due?

Perché è un giusto compromesso tra la funzione renale che lavora 24 ore al giorno, e la funzione di una macchina che deve lavorare poche ore per tre volte la settimana. Quantità inferiori non permettono di ottenere una buona depurazione e mettono a rischio il paziente per un eccesso di liquidi, specie se urina poco o niente.

4. Ma se non ho portato molto peso perché devo fare 4 ore di dialisi?

Vedi risposta 2. Infatti, se la dialisi dura di meno, i valori di azotemia e creatinina saranno ancora alti.

5. Ma la fiala per l’anemia devo continuarla anche adesso che sono in dialisi?

Sì, perché la macchina della dialisi non ha la funzione di correggere l’anemia.

6. Ma adesso che faccio dialisi devo continuare a prendere tanti farmaci? Per esempio, perché ancora devo prendere il calcio carbonato e la vitamina D?

Deve continuarli a prendere, perché in genere, anche nei dializzati le alterazioni del calcio, fosforo e paratormone sono simili a quelle del paziente con IRC.

7. Quanta acqua posso bere al giorno?

Dovrebbe bere il minimo possibile, soprattutto se si considera che gli alimenti contengono una quantità variabile di acqua. In generale, la regola è bere mezzo litro di acqua in più rispetto a quanto si urina.

8. Quali cibi devo evitare di mangiare?

Dovrebbe ridurre il consumo di cibi ricchi di acqua, come alcuni tipi di frutta – ad esempio, l’anguria, il melone, le pesche, le arance – e di alimenti che contengono molto potassio –come kiwi, banane, patate e frutta secca. Dovrebbe anche evitare i cibi troppo salati, che stimolano il senso della sete e quindi la necessità di bere acqua. Altri alimenti da limitare sono i latticini, in particolare quelli stagionati, che contengono molto fosforo. Sulle bevande è meglio evitare di assumere coca-cola per il contenuto in fosforo.

9. Ma perché ogni mese bisogna fare gli esami del sangue se ormai sono in dialisi?

Perché servono per valutare quanto la dialisi è efficace e se bisogna modificare la terapia.

10. Perché bisogna fare il controllo per i virus dell’epatite?

Perché i pazienti in dialisi sono a rischio di sviluppare malattie trasmesse per via ematica e le principali sono l’epatite B e C. Per l’epatite B si può effettuare un vaccino già prima della dialisi, per l’epatite C bisogna adottare dei sistemi di riduzione del contagio attraverso delle procedure da adottare in dialisi.

11. Perché alcune volte mi vengono i crampi alle gambe a fine dialisi o a casa dopo la dialisi?

Perché la sottrazione di liquidi comporta perdita di volume ematico, con conseguente riduzione del flusso sanguigno ai muscoli delle gambe. In alcuni casi il problema è legato anche a squilibri elettrolitici o a carenza di calcio.

12. Perché da quando ho iniziato la dialisi mi succede di avere la pressione bassa, mentre prima avevo sempre la pressione alta?

Perché con la dialisi si correggono gli squilibri dell’acqua e del sodio che causano nel paziente con insufficienza renale una forma di ipertensione che viene chiamata volume-dipendente.

13. Posso andare in vacanza durante l’estate?

Sì, ma prima si deve accertare vicino alla casa o all’albergo dove starà durante la vacanza che ci sia un Centro dialisi. Questa ricerca la potranno anche effettuare i medici del Centro dove normalmente esegue la dialisi, che le rilasceranno una scheda dialitica con tutte le sue caratteristiche e sul tipo di dialisi che normalmente esegue.

14. Durante le feste posso mangiare le stesse cose che mangiano i miei familiari?

Sì, ma con le limitazioni che abbiamo indicato (vedi risposta 8).

15. Perché quando vengo a fare dialisi devo essere accompagnato dal servizio delle ambulanze o dal pulmino?

Perché dopo la dialisi si potrebbero avere delle complicanze come pressione bassa, stanchezza, cefalea, crampi muscolari. Quindi è meglio viaggiare su un mezzo sicuro.

16. Perché la pressione non va misurata nel braccio della fistola?

Durante la dialisi potrebbe causare problemi di allarmi alla macchina. Il braccio della fistola non va assolutamente utilizzato né per prelievi né per controllo della pressione arteriosa.

17. Di solito, per un paziente dializzato in lista trapianto, quanto tempo passa prima di essere trapiantato?

Dipende dalla possibilità di trovare un donatore compatibile. Ci sono molti fattori che incidono, tra cui il gruppo sanguigno, il Centro trapianti, l’età, ecc. In generale, in Italia il tempo di attesa medio per un trapianto da cadavere è di 3 anni.

18. Adesso che sono in dialisi posso continuare il lavoro che facevo prima?

Il lavoro può continuarlo, se non comporta sforzi fisici, ma dovrebbe ridurre i compiti faticosi e possibilmente evitare di lavorare dopo la dialisi. Al contrario, tenere la mente attiva e allenata ed effettuare una costante attività fisica aiuta a combattere molti disturbi e della dialisi e migliore lo qualità di vita.

Per saperne di più sull’emodialisi e la dialisi peritoneale scarica il documento


FAQ sul trapianto renale

Per saperne di più sul trapianto renale scarica il documento

1. Quanti tipi di trapianto esistono?

Esistono trapianti da donatore cadavere o da donatore vivente. Quest’ultimo può essere un consanguineo o una persona con legami di parentela (moglie, marito) con il ricevente oppure un donatore samaritano (una persona che non ha legami con il ricevente e che dona in modo completamente altruistico e disinteressato).

2. Cos’è la donazione samaritana?

Per donazione samaritana si intende la donazione di un organo da parte di un donatore vivente che offre il suo rene alla collettività senza ricevere in cambio un compenso in denaro o alcun altro tipo di remunerazione; il donatore samaritano non è legato da vincoli affettivi e/o di parentela al ricevente.

3. E’ consentito ricevere un rene da un donatore vivente dietro pagamento di un compenso?

La legislazione italiana vieta il trapianto mercenario e l’importazione di organi dai paesi nei quali la vendita è lecita.

4. Quanti reni vengono trapiantati?

Viene trapiantato un solo rene, in una posizione diversa da quella dei reni nativi, che non vengono tolti se non in rare eccezioni. Nel caso infatti di un paziente con reni policistici molto voluminosi, si procede alla nefrectomia di bonifica, rimuovendo uno o entrambi i reni nativi per garantire il necessario spazio in addome per accogliere il nuovo rene.A volte il paziente viene sottoposto a trapianto marginale ricevendo entrambi i reni di un donatore anziano con una funzionalità renale compromessa, tale da non garantire un buon successo terapeutico se venisse trapiantato uno solo dei suoi reni.

5. Quali sono i criteri in base ai quali viene scelto il ricevente del trapianto?

Prima di essere inserito in lista attiva per il trapianto renale il paziente deve effettuare alcuni esami ematochimici e strumentali richiesti dal centro trapianti a cui vorrebbe iscriversi e prescritti dai medici della dialisi presso cui afferisce o dal suo medico curante. Tali esami valutano il rischio di morbilità e mortalità correlato al trapianto e quindi il bilancio tra rischi e benefici del trapianto. Non tutti i pazienti infatti possono essere candidabili al trapianto per il rischio a volte troppo elevato di tale terapia.

6. Come posso essere certo che il rene che riceverò sia “sano”?

Prima dell’espianto dell’organo, il donatore viene sottoposto ad analisi del sangue, test infettivologici ed esami strumentali per escludere la presenza di condizioni patologiche tali da pregiudicare lo stato di salute del rene da trapiantare e/o del ricevente dell’organo. Inoltre, prima del trapianto si preleva un piccolo campione di tessuto dal rene, che viene analizzato al microscopio per avere un’ulteriore conferma che l’organo sia in buone condizioni (esame istologico su campione bioptico).

7. Come mi posso iscrivere in lista trapianto?

La proposta d’iscrizione alla lista attiva di trapianto deve provenire dal centro di dialisi presso cui il paziente è in cura.

8. A quanti centri mi posso iscrivere?

Ci si può iscrivere a 2 centri, appartenenti a due differenti aree trapiantologiche. L’Italia è infatti divisa in 3 aree trapiantologiche:NITp (Lombardia, Liguria, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Marche e Provincia Autonoma di Trento); AIRT(Piemonte-Valle D’Aosta, Toscana, Emilia Romagna, Puglia, Provincia Autonoma di Bolzano); OCST (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Sardegna, Sicilia e Umbria).

9. In occasione del trapianto i reni malfunzionanti vengono asportati?

Il trapianto renale è eterotopico, ossia i reni non funzionanti del paziente rimangono al proprio posto ed il rene trapiantato viene allocato in un’altra sede (in una regione dell’addome denominata fossa iliaca). Nei pazienti affetti da malattia policistica renale può essere necessario asportare un rene (nefrectomia) prima del trapianto renale qualora i reni nativi abbiano raggiunto dimensioni tali da ostacolare l’allocazione del nuovo rene.

10. Qual è la durata del rene trapiantato?

La sopravvivenza di un rene trapiantato è variabile e si attesta in media intorno ai 10 anni (con casi di rene trapiantato ancora funzionante dopo 20-30 anni). La principale causa di fallimento dei trapianti è il rigetto del rene trapiantato, che si verifica quando il sistema immunitario del ricevente, riconoscendo come estraneo l’organo ricevuto, cerca di eliminarlo. Per prevenire gli episodi di rigetto, il paziente deve assumere farmaci immunosoppressori, che agiscono silenziando il sistema immunitario. Il primo anno post-trapianto è gravato da un rischio elevato di sviluppare rigetto acuto. Nel lungo termine invece, la sopravvivenza del trapianto è minata dal rigetto cronico.

11. Per quanto tempo dovrò assumere i farmaci antirigetto?

I farmaci immunosoppressori vanno assunti per tutta la vita o finché il rene trapiantato continua a funzionare.

12. Posso fare un secondo trapianto?

Certo che sì! Un paziente può ricevere più di un trapianto, compatibilmente con lo spazio ancora disponibile per posizionare un nuovo rene in addome e la possibilità di connettere i vasi del rene con i vasi del ricevente che hanno già subito degli interventi per i precedenti trapianti.

Per saperne di più sul trapianto renale scarica il documento


RICORDA: puoi sempre porre le tue domande alla FIR: clicca qui.