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Schemi dialitici alternativi
ed emodialisi quotidiana

Umberto Buoncristiani, Perugia

 

 

Schemi Dialitici Alternativi : Perché

L’Emodialisi Extracorporea “Tradizionale” di 4-5 ore x 3 volte a settimana è il risultato di un compromesso arbitrario tra la necessità di garantire una depurazione sufficiente ad assicurare condizioni clinico-metaboliche sufficientemente buone, e quella di non interferire eccessivamente con la vita sociale (e, ove possibile, lavorativa) del paziente. L’origine di questo schema di trattamento risale ai primi anni ’70, quando ci si accorse (per merito soprattutto dei nefrologi italiani, primo fra tutti Cambi) che esso era in grado di garantire risultati paragonabili (e per alcuni aspetti superiori) a quelli ottenibili con lo schema originario di 10-11 ore x 2 volte a settimana, allora il più diffuso, nonostante la netta riduzione della durata totale settimanale da 20-22 a 12-15 ore.
Tuttavia, pur con i suoi innegabili meriti, anche questo schema dialitico ha, rispetto al rene naturale, una serie di limiti quantitativi e qualitativi, derivanti essenzialmente dalla brevità e dalla intermittenza delle sedute in combinazione con la limitata permeabilità delle membrane artificiali alle cosiddette medie molecole, sostanze tossiche che non passano facilmente come l’urea attraverso i filtri di dialisi, e con la distribuzione multicompartimentale delle tossine (l’organismo umano è costituito da diversi compartimenti).

 

Rene Naturale

Rene Artificiale

Modalità Continua Intermittente
Attività:    
Durata Molto Lunga Molto Breve
  24h x 7 = 168h / settimana
168 x 60 = 10.080 m’ / settimana
4-5h x 3 = 12-15h / settimana
12-15 x 60 = 720-900 m’ / settimana



  Elevata Estrazione Tossine
Basso p.m.
Bassa Estrazione Tossine Basso p.m.
  (TAC e Livelli Ematici bassi)
Clearance Cr media ma tempi lunghi

100ml/m’ x 10.080m’=1.080 L /sett.
(TAC e Livelli Ematici elevati)
Clearance Cr elevata ma tempi brevi:

200ml/m’x720-900 m’=144-180 L/sett.
Efficienza    
  Alta Estrazione Tossine Medio p.m. Bassa Estrazione Tossine Medio p.m.
  Clearance Inulina = Clearance Creat.
( Durata trattamento e Permeabilità membrana elevate )
Clearance Inulina molto< Clear.Creat.
( Durata trattamento e Permeabilità membrana ridotte )



  Molto Elevata Molto scarsa
Fisiologicità Trascurabili Fluttuazioni di :
Concentrazioni/Osmolarità di Soluti,
pH, Volume Ematico e Acqua Extra- cellulare ( grazie alla Continuità del trattamento)
Elevate/Brusche Fluttuazioni di:
Concentrazioni/Osmolarità di Soluti
pH, Volume Ematico e Acqua Extra-
cellulare (a causa dell'intermittenza + alta efficienza istantanea)
     
Il risultato è che, con lo schema emodialitico tradizionale, il paziente non solo rimane in uno stato di uremia persistente abbastanza serio, ma è anche esposto agli inconvenienti delle brusche variazioni del volume di sangue circolante (volemia) e delle concentrazioni di soluti.
Logica conseguenza di questo insoddisfacente risultato è la ricerca di schemi dialitici più efficienti e più fisiologici.

Aumento della Durata delle Sedute:
Emodialisi Lunga Notturna 7-8 ore x 3 (Schema Tassin)

Il raddoppio della durata delle sedute, anche senza aumentare la frequenza, permette un aumento sensibile della rimozione delle Tossine di peso molecolare intermedio (cosiddette Medie Molecole) per il fatto che essa è “Tempo Limitata”; anche la rimozione delle Tossine a peso molecolare basso (o Piccole Molecole) è aumentata, anche se in grado minore per la più rapida dissipazione del gradiente di concentrazione nella seconda parte della seduta. La TAC (Time Average Concentration o concentrazione media settimanale) delle varie tossine risulta sensibilmente ridotta. In definitiva diminuisce il grado di tossicità uremica, soprattutto riguardo alle tossine di medio peso molecolare. Anche a livello di controllo dell’equilibrio idro-elettrolitico si hanno dei vantaggi, pur se di minore entità : la rimozione dei liquidi è maggiore e più costante, e più facile è il raggiungimento del peso secco; diminuiscono la ritenzione idro-salina e l’espansione di volume pre-dialitica ; tuttavia, la riduzione della frequenza e dell’entità dell’ipertensione arteriosa si ottengono in modo significativo solo combinando anche una rigida riduzione dell’apporto di sale. Anche la rapidità e l’entità delle variazioni della volemia e della concentrazione dei soluti sono attenuate, ma persistono in grado non trascurabile a causa del mantenimento della notevole intermittenza delle sedute e della lunghezza degli intervalli tra le stesse. Quindi, anche se tutti questi effetti positivi determinano un miglioramento delle condizioni cliniche generali e della sopravvivenza, persiste con questo schema ancora largamente intermittente un discreto grado di “non fisiologicità”, espresso da un trascurabile miglioramento della TAD (Time Average Deviation o oscillazione media settimanale rispetto alla linea della TAC).

Aumento della Frequenza delle Sedute :
Emodialisi Quotidiana Breve 2 ore x 6 (Schema Perugia)

La spiegazione di come il raddoppio della frequenza delle sedute settimanali, anche senza aumentare la durata totale del trattamento sia vantaggioso risiede nel meccanismo che regola la diffusione delle tossine durante la seduta dialitica e nella riduzione degli intervalli tra le sedute.
La velocità e l’entità della diffusione dei soluti sono regolate dalla differenza di concentrazione degli stessi tra sangue e soluzione dializzante: esse sono tanto più elevate quanto più alto è il gradiente di concentrazione. Poiché la concentrazione ematica delle tossine uremiche, soprattutto di basso peso molecolare come urea e creatinina, si riduce progressivamente nel corso della seduta dialitica per effetto della loro rimozione, si riducono progressivamente anche la velocità e l’entità della rimozione per il dissiparsi del gradiente di concentrazione. Pertanto, la seconda metà di una seduta dialitica è meno efficace della prima metà: infatti, nella prima metà di una seduta tradizionale di 4-5 ore, a seconda della clearance utilizzata, avviene dal 60 al 70 % della rimozione dell’intera seduta. Di conseguenza, se anziché effettuare 3 sedute settimanali di 4-5 ore se ne effettuano 6 di 2-2,5 ore, utilizzando la parte più efficace della seduta, si avrà, pur mantenendo invariata la durata complessiva, un aumento del 10-20% della rimozione delle tossine a basso p.m. (mentre è più limitato il vantaggio per le tossine a peso molecolare medio-elevato, come ad es. la 2-Microglobulina).
Questa maggiore rimozione, combinata con la riduzione a metà dell’intervallo tra le sedute dialitiche (da 48 a 24 ore), determina una progressiva riduzione dei livelli ematici pre-dialitici delle varie tossine durante le prime settimane di trattamento con lo schema quotidiano. La riduzione dei livelli pre-dialitici determina però una progressiva riduzione dell’estrazione, fino a che, nel giro di circa un mese, si ristabilisce un nuovo equilibrio: l’estrazione settimanale ridiscende ai valori iniziali del ritmo trisettimanale, ma con l’importante vantaggio di mantenere stabilmente livelli pre-dialitici di tossine sensibilmente più bassi (e quindi uno stato di minore intossicazione uremica). Ci si riavvicina, in questo modo, al comportamento depurativo del rene naturale che, nonostante livelli fisiologici molto bassi di tossine, riesce a mantenere una elevata rimozione delle stesse, grazie alla continuità del funzionamento. Tuttavia, nonostante l’abbassamento significativo delle concentrazioni pre-dialitiche delle varie tossine, la loro concentrazione media settimanale (TAC) subisce una riduzione modesta e di solito non significativa, per il fatto che i livelli post-dialitici (che sono l’altro fattore determinante della TAC) rimangono superiori a quelli raggiunti nello schema trisettimanale: il dimezzamento della durata delle sedute produce cioè una variazione non consensuale ma opposta a quella dei livelli pre-dialitici e, quindi, ne annulla gli effetti positivi sulla TAC. Al contrario, molto importante è l’effetto sulle oscillazioni pre-post-dialitiche, che si riducono sensibilmente per la riduzione consensuale sia dei picchi pre-dialitici che dei cali post-dialitici : ne risulta una significativa riduzione delle TAD e, quindi, della “non fisiologicità” del trattamento.

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