PRIMO PIANO
< PRIMO PIANO
- Perchè l'anemia nell'IRC?
- I tuoi reni sono OK?
- L'alimentazione in dialisi
- Schemi dialitici alternativi
- Perchè una dieta nell’ IRC
- Il trapianto renale da vivente

I TUOI RENI SONO OK?
Come rispondere in modo semplice
a una domanda difficile

Prof Giuseppe Piccoli

 

L’International Federation of National Kidney Foundations, della quale fa parte la Fondazione Italiana del Rene Onlus –FIR-, e l’International Society of Nephrology, assieme alla Società Italiana di Nefrologia – SIN –, hanno lanciata la Giornata Mondiale del Rene 2008.
Lo slogan di quest’anno è: i tuoi reni sono OK?
La sfida è che ognuno conosca lo stato di salute dei propri reni. Perché questo obiettivo così impegnativo?

I reni sono organi meravigliosi, indispensabili alla vita: eliminano i prodotti di scarto del metabolismo (il loro accumulo nell’organismo è tossico), numerosi farmaci e sostanze estranee. Regolano il patrimonio dell’organismo di acqua, di sali, di acidi e bicarbonati, eliminandoli se in eccesso e trattenendoli se in difetto. Producono alcuni ormoni: eritropoietina, che stimola la produzione dei globuli rossi, renina e prostaglandine regolatori della pressione arteriosa. Attivano la vitamina D, essenziale per la normalità del ricambio del calcio e la salute dell’osso.
Eppure sono poco conosciuti.
Recentemente si è visto che, in USA, meno del 5% delle persone intervistate sapeva dove, nell’addome, sono collocati questi organi. La percentuale di coloro che lo sapevano era più alta (un 60%) in un recente incontro che ho avuto, a Torino, con circa 300 allievi delle scuole medie, ma molti erano comunque i ragazzi che non ne avevano idea.
Le malattie renali sono diffuse: un 10% della popolazione generale ne è affetta, e il più spesso non lo sa. E per prevenirle e curarle è necessario conoscere i reni.
"Conoscere i renipdf - I reni html

Quali sono le conseguenze di un danno renale?

La funzione renale è molto sovradimensionata rispetto alle necessità della vita quotidiana. E ciò è una fortuna, in quanto può essere persa una buona parte di questa funzione prima che si verifichino delle conseguenze importanti. Siccome la maggioranza delle malattie renali non provoca dolori, questo stesso fatto ci mette però a rischio di non accorgerci di che cosa eventualmente stia capitando. E spiega anche come possa accadere che esse facilmente possano evolvere indisturbate (non per nulla parliamo delle nefropatie come di silent killer).
In effetti, i sintomi diventano evidenti solo quando la funzione renale è molto diminuita, e può essere troppo tardi per adottare provvedimenti decisivi. I sintomi traducono allora la compromissione secondaria all’insufficienza renale della maggior parte degli organi e degli apparati: anemia, stanchezza, edemi, disturbi gastrointestinali, disturbi dell’attenzione, sonnolenza, “mancanza di fiato”, disturbi ormonali, difficoltà crescente a tenere controllata la pressione arteriosa, etc). Critica è la compromissione cardiovascolare: la maggior parte dei nefropatici muore per un incidente cardiovascolare prima di arrivare alla dialisi.

Quindi, cuore e reni: è giusto dire “attenti a quei due?”

Morbilità e mortalità cardiovascolare e danno renale sono strettamente correlati. Questa relazione esiste indipendentemente dal fatto che l’evento iniziale sia renale o cardiaco. E’ anche da ricordare che alcune malattie, come l’ipertensione arteriosa e il diabete, possono dare inizio a entrambe le patologie.
Chi ha una malattia renale deve quindi occuparsi anche del proprio cuore, e chi ha una cardiopatia o una vasculopatia non può dimenticare che spesso i reni sono anch’essi ammalati, facilmente in modo silenzioso.

L’insufficienza renale ha altre conseguenze?

La capacità dei reni ammalati di eliminare medicamenti e sostanze tossiche è ridotta e, contemporaneamente, è aumentata la loro sensibilità a parecchi tossici e farmaci che possono ulteriormente peggiorarne la funzione, accumulandosi nell’organismo.
Gli esempi non mancano. Alcuni antibiotici sono eliminati in gran parte dai reni e, quando la funzione renale è diminuita, possono raggiungere concentrazioni pericolose, se non vien fatta un’opportuna riduzione delle loro dosi.
Gli antiinfiammatori non steroidei, così utili nelle artropatie e nel trattamento del dolore, possono peggiorare ulteriormente una funzione renale già compromessa.
Gli ipotensivi del gruppo degli ACE inibitori (ad esempio l’enalapril, il lisinopril, il ramipril per citarne solo alcuni di più largo impiego; ma nessuno è esente da questo possibile effetto) e del gruppo degli antagonisti recettoriali (i sartanici), che associano all’azione ipotensiva uno straordinario effetto renoprotettore e cardioprotettore, possono modificare negativamente (anche se non in modo irreversibile) la funzione renale, se l’insufficienza renale è molto avanzata.
In questa “lista nera” non mancano farmaci di libero impiego. Un esempio per tutti: in presenza di insufficienza renale avanzata, l’uso prolungato del gel di alluminio contenuto in molti antiacidi, può causare un pericoloso accumulo di questo metallo nel cervello e nell’osso.
Né possiamo dimenticare che i mezzi di contrasto usati per le angiografie e le tomografie assiali computerizzate (TC) possono avere effetti disastrosi per le persone con creatininemia elevata; anche il mezzo di contrasto usato per la Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) può causare danni temibili a chi abbia una funzione renale ridotta a meno di un terzo della norma.
Queste possibili conseguenze del danno renale sono quindi un altro buon motivo per ricercarne l’eventuale presenza.

In passato siamo stati abituati a ragionare in termini di singole malattie renali, parlando ad esempio di glomerulonefriti, di nefropatia diabetica o arteriosclerotica, o di nefriti interstiziali batteriche o da farmaci. Oggi si parla soprattutto di danno renale. Che cosa è cambiato?

In questi ultimi anni l’approccio diagnostico è cambiato. Attualmente, si cerca prima di tutto di stabilire se i reni hanno o meno un danno. Una volta stabilito che esiste un danno, si indagherà per scoprirne la causa.
La definizione di danno renale cronico si basa sulla presenza di anormalità strutturali o funzionali dei reni, persistenti per almeno 3 mesi, e indicate da:
- Anormalità urinarie (proteinuria o albuminuria e/o sedimento urinario patologici) anche in presenza di una funzione normale.
- Valori di filtrazione glomerulare renale inferiori a < 60 mL/min con o senza altri segni di danno.
- Anormalità isolate dei livelli sierici di elettroliti (specialmente del potassio), di acidi e bicarbonati. Altra segni possono essere da anormalità di forma e dimensioni dei reni, svelate ad esempio da un’ecografia.


inizio pagina

pagina ...1 | ...2 | ...3 | ...4 | download PDF

contatti@fondazioneitalianadelrene.org
redazione@fondazioneitalianadelrene.org
admin@fondazioneitalianadelrene.org