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L’International Federation of National Kidney Foundations,
della quale fa parte la Fondazione Italiana del Rene Onlus –FIR-,
e l’International Society of Nephrology, assieme alla Società
Italiana di Nefrologia – SIN –, hanno lanciata la Giornata Mondiale
del Rene 2008.
Lo slogan di quest’anno è: i tuoi reni sono OK?
La sfida è che ognuno conosca lo stato di salute dei propri reni.
Perché questo obiettivo così impegnativo?
I reni sono organi meravigliosi, indispensabili alla vita: eliminano i
prodotti di scarto del metabolismo (il loro accumulo nell’organismo
è tossico), numerosi farmaci e sostanze estranee. Regolano il patrimonio
dell’organismo di acqua, di sali, di acidi e bicarbonati, eliminandoli
se in eccesso e trattenendoli se in difetto. Producono alcuni ormoni: eritropoietina,
che stimola la produzione dei globuli rossi, renina e prostaglandine regolatori
della pressione arteriosa. Attivano la vitamina D, essenziale per la normalità
del ricambio del calcio e la salute dell’osso.
Eppure sono poco conosciuti.
Recentemente si è visto che, in USA, meno del 5% delle persone intervistate
sapeva dove, nell’addome, sono collocati questi organi. La percentuale
di coloro che lo sapevano era più alta (un 60%) in un recente incontro
che ho avuto, a Torino, con circa 300 allievi delle scuole medie, ma molti
erano comunque i ragazzi che non ne avevano idea.
Le malattie renali sono diffuse: un 10% della popolazione generale ne è
affetta, e il più spesso non lo sa. E per prevenirle e curarle è
necessario conoscere i reni.
"Conoscere
i reni” pdf - I
reni html
La funzione renale è molto sovradimensionata rispetto alle necessità
della vita quotidiana. E ciò è una fortuna, in quanto può
essere persa una buona parte di questa funzione prima che si verifichino
delle conseguenze importanti. Siccome la maggioranza delle malattie renali
non provoca dolori, questo stesso fatto ci mette però a rischio di
non accorgerci di che cosa eventualmente stia capitando. E spiega anche
come possa accadere che esse facilmente possano evolvere indisturbate (non
per nulla parliamo delle nefropatie come di silent killer).
In effetti, i sintomi diventano evidenti solo quando la funzione renale
è molto diminuita, e può essere troppo tardi per adottare
provvedimenti decisivi. I sintomi traducono allora la compromissione secondaria
all’insufficienza renale della maggior parte degli organi e degli
apparati: anemia, stanchezza, edemi, disturbi gastrointestinali, disturbi
dell’attenzione, sonnolenza, “mancanza di fiato”, disturbi
ormonali, difficoltà crescente a tenere controllata la pressione
arteriosa, etc). Critica è la compromissione cardiovascolare: la
maggior parte dei nefropatici muore per un incidente cardiovascolare prima
di arrivare alla dialisi.
Morbilità e mortalità cardiovascolare e danno renale sono
strettamente correlati. Questa relazione esiste indipendentemente dal fatto
che l’evento iniziale sia renale o cardiaco. E’ anche da ricordare
che alcune malattie, come l’ipertensione arteriosa e il diabete, possono
dare inizio a entrambe le patologie.
Chi ha una malattia renale deve quindi occuparsi anche del proprio cuore,
e chi ha una cardiopatia o una vasculopatia non può dimenticare che
spesso i reni sono anch’essi ammalati, facilmente in modo silenzioso.
La capacità dei reni ammalati di eliminare medicamenti e sostanze
tossiche è ridotta e, contemporaneamente, è aumentata la loro
sensibilità a parecchi tossici e farmaci che possono ulteriormente
peggiorarne la funzione, accumulandosi nell’organismo.
Gli esempi non mancano. Alcuni antibiotici sono eliminati in gran parte
dai reni e, quando la funzione renale è diminuita, possono raggiungere
concentrazioni pericolose, se non vien fatta un’opportuna riduzione
delle loro dosi.
Gli antiinfiammatori non steroidei, così utili nelle artropatie e
nel trattamento del dolore, possono peggiorare ulteriormente una funzione
renale già compromessa.
Gli ipotensivi del gruppo degli ACE inibitori (ad esempio l’enalapril,
il lisinopril, il ramipril per citarne solo alcuni di più largo impiego;
ma nessuno è esente da questo possibile effetto) e del gruppo degli
antagonisti recettoriali (i sartanici), che associano all’azione ipotensiva
uno straordinario effetto renoprotettore e cardioprotettore, possono modificare
negativamente (anche se non in modo irreversibile) la funzione renale, se
l’insufficienza renale è molto avanzata.
In questa “lista nera” non mancano farmaci di libero impiego.
Un esempio per tutti: in presenza di insufficienza renale avanzata, l’uso
prolungato del gel di alluminio contenuto in molti antiacidi, può
causare un pericoloso accumulo di questo metallo nel cervello e nell’osso.
Né possiamo dimenticare che i mezzi di contrasto usati per le angiografie
e le tomografie assiali computerizzate (TC) possono avere effetti disastrosi
per le persone con creatininemia elevata; anche il mezzo di contrasto usato
per la Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) può causare danni temibili
a chi abbia una funzione renale ridotta a meno di un terzo della norma.
Queste possibili conseguenze del danno renale sono quindi un altro buon
motivo per ricercarne l’eventuale presenza.
In passato siamo stati abituati a ragionare in termini di singole malattie renali, parlando ad esempio di glomerulonefriti, di nefropatia diabetica o arteriosclerotica, o di nefriti interstiziali batteriche o da farmaci. Oggi si parla soprattutto di danno renale. Che cosa è cambiato?
In questi ultimi anni l’approccio diagnostico è cambiato.
Attualmente, si cerca prima di tutto di stabilire se i reni hanno o meno
un danno. Una volta stabilito che esiste un danno, si indagherà per
scoprirne la causa.
La definizione di danno renale cronico si basa sulla presenza di anormalità
strutturali o funzionali dei reni, persistenti per almeno 3 mesi, e indicate
da:
- Anormalità urinarie (proteinuria o albuminuria e/o sedimento urinario
patologici) anche in presenza di una funzione normale.
- Valori di filtrazione glomerulare renale inferiori a < 60 mL/min con
o senza altri segni di danno.
- Anormalità isolate dei livelli sierici di elettroliti (specialmente
del potassio), di acidi e bicarbonati. Altra segni possono essere da anormalità
di forma e dimensioni dei reni, svelate ad esempio da un’ecografia.