Nel febbraio 2025 la World Health Organisation (WHO_10 Febbraio 2025) ha espresso la risoluzione di includere le malattie renali tra le principali cause di morte e disabilità, in aggiunta al cancro, alle malattie cardiovascolari, al diabete, alle malattie respiratorie e le malattie mentali.

Ne deriva la richiesta di indirizzare supporto tecnico e condivisione di conoscenze scientifiche ed epidemiologiche a tutti gli Stati Membri, compresi gli Stati in via di sviluppo che si impegnino in programmi di lotta alle malattie renali; ciò per produrre evidenze circa i fattori di rischio, prevalenza, comorbidità e per garantire equità di accesso alle cure.

In un editoriale pubblicato sul Volume 38 del Journal of Nephrology (https://doi.org/10.1007/s40620-025-02382-7), due nefrologhe italiane, G.Piccoli e G.Cabiddu, sottolineano, accanto alla gioia di questo “riconoscimento” mondiale della importanza della malattia renale, anche l’amarezza di chi, inascoltato, già in anni passati aveva con il Gruppo di lavoro della Società Italiana di Nefrologia su “Rene e gravidanza”, sottolineato importanza, costi sanitari ed implicazioni di salute in una coorte di donne in gravidanza. Certo, ad oggi anche il WHO riconosce “che le malattie renali costituiscono un fattore di rischio significativo e una conseguenza dei disturbi ipertensivi della gravidanza (che colpiscono 1 gravidanza su 10) e che sia le malattie renali che i disturbi ipertensivi della gravidanza sono associati alla mortalità materna e alla nascita di neonati prematuri e con basso peso alla nascita, che sono a maggior rischio di malattie renali”. Ciononostante è ancora faticoso avere consenso, anche nella comunità medica, su semplici e poco costosi esami di screening quali la creatinina o la albuminuria.

Noi di FIR ci impegniamo perché adesso, con l’aiuto di tutti i soggetti, pazienti e non, coinvolti nella diagnosi e cura delle malattie renali, si possa realmente mirare alla diagnosi precoce, al rallentamento della malattia ed al miglioramento della qualità di vita in modo da non interpretare più il ruolo di Cassandra, preveggente ma inascoltata.