Più della metà dei soggetti con insufficienza renale cronica avanzata, muore per patologie cardiovascolari. Ipertensione, iperlipemia, fumo di sigaretta, diabete, prevalenti nei soggetti nefropatici e noti fattori di rischio “tradizionali” associati ad infiammazione, stress ossidativo, alterazioni del metabolismo calcio-fosforo, cosiddetti fattori di rischio “non-tradizionali”, contribuiscono alla progressione del danno cardiaco ma non spiegano totalmente, ad oggi,  l’elevato rischio cardiovascolare nei soggetti   con nefropatia avanzata. Uno studio, condotto da un gruppo di ricercatori statunitensi tra cui alcuni della Divisione di Nefrologia della Scuola di Medicina dell’Università della Virginia e pubblicato in gennaio sulla rivista Circulation, ha portato alla luce  una chiave di collegamento tra il maggior rischio di insufficienza cardiaca nella insufficienza renale cronica . Gli scienziati hanno scoperto che i reni malati rilasciano nel torrente sanguigno, minuscole particelle, in forma di vescicole extracellulari circolanti (EVs), contenenti brevi tratti di materiale genetico (microRNA) che raggiungono il cuore , stabilendo una connessione tossica tra rene e cuore. Lo studio, condotto su soggetti affetti da insufficienza renale avanzata e topi, dimostra come le EVs provenienti dai nefropatici, mediano il collegamento  molecolare che contribuisce allo sviluppo del danno sulle cellule cardiache, miociti, ed allo sviluppo dell’insufficienza cardiaca. Questa scoperta potrebbe permettere, in futuro, una  diagnosi precoce della malattia cardiaca nelle persone affette da malattie renali croniche ed accedere  a nuovi trattamenti, in grado di prevenire l’insufficienza cardiaca e la mortalità.

Circulation. 2026 January 13; 153(2): 94–114. doi:10.1161/CIRCULATIONAHA.125.075579.

Circulation. 2026 January 13; 153(2): 94–114. doi:10.1161/CIRCULATIONAHA.125.075579.