Fosforo negli alimenti: dall’Ospedale di Pisa una piramide specifica per capire meglio come modularlo.

Piramide alimentare del fosforo negli alimentiSoffrire di una malattia renale vuol dire tenere ogni giorno sotto controllo tantissimi aspetti della vita quotidiana. Tra questi anche il contenuto di micronutrienti, fra i quali vale la pena citare il sodio, il potassio, il fosforo negli alimenti e così via.

Se è semplice esprimere a parole questo concetto, è molto meno facile mettere in pratica ogni giorno le indicazioni del proprio dietista, nutrizionista e nefrologo.

La piramide alimentare del fosforo

Fortunatamente, dei piccoli schemi e disegni possono aiutare molto a facilitare la vita di tutti i giorni.

Per semplificare, ad esempio, la modulazione del fosforo negli alimenti, per la dieta di tutti i giorni, il team costituito dal Professor Adamasco Cupisti, dalla Prof.ssa Piccoli e dalla Dr.ssa D’Alessandro ha creato una serie di materiali ad hoc.

I materiali citati sono tratti da un più ampio studio, consultabile in lingua inglese a questo indirizzo: The “phosphorus pyramid”: a visual tool for dietary phosphate management in dyalisis and CKD patient. 

Scarica la piramide

A noi della Fondazione Italiana del Rene è stato permesso di diffondere una parte del materiale, non solo all’interno della nostra pagina Facebook, ma anche qui nel sito web.

Potete scaricare cliccando qui il PDF del materiale: Piramide Alimentare del fosforo negli alimenti – D’Alessandro Piccoli Cupisti

Fateci sapere se vi è stata utile nella nostra pagina Facebook ufficiale o nei commenti!

Dialisi? Si, ma il più tardi possibile. La storia di Emanuela Sagliocco

Per praticamente tutte le persone che soffrono di insufficienza renale arriva un momento temuto: quello della dialisi. Anche se questo trattamento è inevitabile nel lungo periodo, il suo arrivo può essere parzialmente allontanato.

Infatti, non sempre si sottolinea a sufficienza che alcuni comportamenti quotidiani, come l’adesione corretta alla terapia farmacologica e al trattamento dietetico, possono far slittare l’inizio dell’emodialisi. Lo dimostra l’incredibile storia di Emanuela Sagliocco.

Emanuela Sagliocco: un esempio di cura applicata

Nata nel 1914, Emanuela ha incontrato la malattia renale a causa di un tumore alla vescica, che in pochi anni l’ha portata all’insufficienza renale cronica (IRC).

Come da prassi, ha adottato una terapia farmacologica specifica per la sua storia clinica, applicandosi moltissimo soprattutto nella cura del proprio regime alimentare.

Il trattamento dietetico-nutrizionale è infatti un tassello fondamentale nel contrasto delle patologie renali.

Le linee guida sono complesse, per questo oggi si consiglia sempre di affidarsi ad un professionista abilitato. Per imparare a vivere una vita serena e completa anche a tavola.

Emanuela ha compreso perfettamente il messaggio. Lo snodarsi della sua vita fino ad oggi lo dimostra.

Fra marito, figli e cucito, nessuna rinuncia fino a più di cento anni

La Sagliocco è arrivata a più di 100 anni senza alcun bisogno della dialisi.

C’è da dire che quello dell’arzilla ultracentenaria napoletana è un caso rarissimo. 

Ad ogni modo, nella sua unicità, dimostra che una scrupolosa attenzione ai comportamenti ed allo stile di vita può permettere di vivere in maniera piena e soddisfacente. Tutto nonostante l’IRC.

Una parte del traguardo di Emanuela va attribuita ad una fortuna parziale di tipo fisiologico, ma un’altra, certamente, alla bravura nel prendersi cura di sé.

La donna ha per tutta la sua vita fatto la sarta, affiancando ogni giorno il marito, impiegato alle poste cittadine.

Nonostante la malattia renale, hanno avuto 4 meravigliosi figli, che oggi hanno contribuito ad allargare la famiglia con molti più nipoti.

Lei afferma che siano stati i suoi gusti ad aiutarla “solo pasta e ortaggi, odio i secondi”, dice, ma sicuramente c’è molto di più.

Un ambiente amorevole, interessi, amicizie: insomma, il mantenimento di una vita normale nonostante i cambiamenti richiesti dalla malattia.


Vuoi saperne di più sulla malattia renale o sul trattamento dietetico-nutrizionale per l’insufficienza renale? Scarica i nostri opuscoli o leggi i nostri articoli specifici:

Si ringrazia per la storia Attilio di Benedetto e Nephrocare S.P.A. 

Articolo e adattamento web: Maria Rinaldi Miliani

 

Sfera sessuale femminile: come la malattia renale cronica può influenzarla

Le malattie renali, prima fra tutte l’insufficienza renale cronica, possono andare a determinare nel tempo cambiamenti consistenti della sfera sessuale di una donna.

Ciclo mestruale irregolare, riduzione del desiderio, inizio precoce della menopausa , problemi di fertilità, sono solo alcuni di questi possibili cambiamenti.

La progressione della malattia renale può peggiorare ulteriormente la serietà di questi aspetti.

La conoscenza di questi disturbi della sfera sessuale permette ad una donna di poterli cogliere precocemente e di rivolgersi tempestivamente al proprio medico per approntare un rapido ed efficace rimedio.

Sfera sessuale e libido femminile: perché cala il desiderio sessuale?

desiderio sessuale sfera sessuale

Molte donne affette da insufficienza renale cronica incorrono in un graduale calo del desiderio sessuale, causato da molteplici fattori emozionali, fisici e psicologici.

Infatti, l’utilizzo di alcuni farmaci o la carenza di alcuni ormoni sessuali possono indurre ad una maggiore difficoltà nel raggiungere l’orgasmo. In questo caso è consigliabile informare il proprio medico, poiché esistono rimedi molto efficaci per il calo della libido.

In alcune donne che effettuano la dialisi può verificarsi la presenza di una fistola arterovenosa. E’ una comunicazione anomala fra un’arteria ed una vena, sul braccio o di un catetere sull’addome.

Questa condizione può favorire lo sviluppo di uno stato ansioso che influenza anche la libido.

Da questa preoccupazione può generarsi una diversa percezione del proprio corpo, che porta a volte ad un’alterazione del desiderio sessuale semplicemente di natura interiore.

Condividere questo disagio con il proprio partner può risolvere tale problematica.

Ciclo mestruale: come può variare a causa dell’insufficienza renale cronica

Di solito, quando una donna è affetta da insufficienza renale cronica, il ciclo mestruale tende ad essere irregolare. Se è necessario andare in dialisi può addirittura interrompersi.

Questi effetti sul mestruo sono dovuti all’innalzamento di un ormone chiamato prolattina prodotto da una ghiandola posta alla base del cranio, l’ipofisi.

La prolattina viene eliminata normalmente dal rene. Quando la funzionalità dei reni è ridotta, questa viene trattenuta all’interno dell’organismo.

Interferisce così con le normali variazioni degli ormoni sessuali che regolano l’ovulazione e le mestruazioni.

E’ in questa situazione che compaiono amenorrea, anovulazione ed infertilità.

I problemi di fertilità

infertilità 1 sfera sessuale

Più del 50% delle donne con insufficienza renale cronica e altre patologie renali hanno problemi di infertilità che si aggravano ulteriormente con la dialisi.

La probabilità di un concepimento si riduce notevolmente quando la funzione renale cade al di sotto del 20 %. Perché ?

Molte sostanze tossiche eliminate dai reni vengono trattenute all’interno dell’organismo ed interferiscono con una regolare ovulazione e mestruazione.

Anche la riduzione degli ormoni sessuali, indotta indirettamente dal rene contribuisce all’infertilità femminile.

Per ovviare a questa problematica il medico può prescrivere terapie sostitutive ormonali che in alcuni casi risultano molto efficaci.

Menopausa: cosa sapere e come affrontarla serenamente

La menopausa è un momento estremamente delicato per le donne. E’ ancora più vero per quelle che soffrono di problemi ai reni.

menopausa sfera sessuale

In particolare, quelle che soffrono di insufficienza renale cronica hanno spesso un precoce inizio de i primi sintomi della menopausa, con conseguenti complicanze ossee e cardiovascolari dovute alla riduzione degli ormoni sessuali.

I sintomi della menopausa più noti e comuni sono i flash cutanei, le sudorazioni notturne, vampate di calore e brividi.

Possono risultare meno intensi in presenza di una nefropatia cronica ma non sono da sottovalutare.

Menopausa e sessualità sono inoltre molto collegate: è anche a causa delle variazioni del mestruo o della sua scomparsa che può presentarsi una alterazione della libido.

E’ importante rivolgersi al proprio medico per avviare strategie terapeutiche adeguate alla propria condizione, cercando di superare le resistenze che spesso portano una donna a tacere, invece di risolvere alcuni piccoli disagi del tutto naturali.

A cura di Yuri Battaglia per la Giornata Mondiale del Rene 2018 

Adattamento del testo per il web: Maria Rinaldi Miliani

 

Ipertensione gravidica: cos’è, quando si presenta e come contrastarla

La gravidanza è un momento molto delicato nella vita di qualsiasi donna ed in quanto tale deve essere protetto. In alcune situazioni specifiche, durante questo periodo particolare, si possono presentare delle complicanze, come l’ipertensione gravidica.

Anche detta ipertensione gestazionale, si verifica nel 10-20 % delle donne in gravidanza e se non trattata può mettere al rischio sia la salute del feto che quella della mamma.

Cos è l’ipertensione gestazionale

sfigmomanometro ipertensione gestazionale

Con ipertensione gravidica o gestazionale si intende un aumento transitorio dei valori di pressione arteriosa sopra i 140/90 mmHg (millimetri di mercurio).

Questa condizione deve verificarsi in almeno 2 misurazioni consecutive, a distanza di almeno 6 ore l’una dall’altra.

L’ipertensione arteriosa di questo tipo si diagnostica dopo la ventesima settimana di gravidanza, in donne prima normotese. In questa condizione la pressione dovrebbe ritornare a valori normali entro 6-12 settimane dal parto.

I sintomi dell’ipertensione gravidica

L’ aumento della pressione del sangue può associarsi a mal di testa, malessere generale, nausea, tachicardia o essere del tutto asintomatica.

Per questo motivo, nei vari mesi di gravidanza si consiglia di controllare i valori di pressione 1 o 2 volte alla settimana o almeno ogni volta  si presenti uno dei sintomi sopracitati.

Chi sono i soggetti più a rischio? ipertensione gravidica cuore copertina

 

Le categorie con un rischio più elevato di ipertensione gravidica sono le donne in cinta alla prima gravidanza, quelle in attesa di un parto gemellare, donne affette da ipertensione arteriosa cronica , malattie renali, diabete mellito. 

Anche le donne che hanno in passato dovuto affrontare una preeclampsia o semplicemente l’ipertensione gestazionale sono a rischio.

L’ipertensione in una donna in cinta può infatti essere un segnale di complicanze più gravi, come la gestosi (la preeclampsia), l’eclampsia e la sindrome HELLP.

La preeclampsia: un approfondimento sui sintomi

Per avere più chiaro come distinguere questa complicanza da altre, è necessario elencare le peculiarità di questa condizione, che si verificano dopo la ventesima settimana di gestazione. Sono:

  • ipertensione arteriosa
  • peggioramento della funzione renale
  • proteine nelle urine (proteinuria)
  • edemi a gambe e mani
  • riduzione del numero di piastrine, delle transaminasi e dell’acido urico

Se si presentano sintomi neurologici si parla di una vera e propria eclampsia.

Ipertensione in gravidanza: si può prevenire ?

Non esistono parametri specifici che permettano di individuare anticipatamente una gravidanza a rischio di ipertensione gravidica.

Per iniziare una terapia in tempo è comunque sufficiente effettuare in maniera scrupolosa gli esami ginecologici di routine, oltre che il controllo della pressione sanguigna due volte a settimana, l’esame delle urine e quello della creatinina.

Queste precauzioni sono sufficienti a prendere in tempo qualsiasi complicanza.

Il trattamento dell ipertensione arteriosa in gravidanza

Alcuni farmaci per ipertensione non sono sicuri per il feto, ma ne esistono alcuni che possono essere utilizzati anche quando si è in attesa e durante l’allattamento.

Non esistono invece terapie vere e proprie per la preeclampsia, tranne , naturalmente, il parto.

Cara mamma, ricorda che...

Sono sufficienti questi piccoli accorgimenti per tutelare i tuoi reni, la tua salute e quella del tuo bambino:

  1. misurare spesso la pressione, soprattutto se senti malessere generale e mal di testa
  2. non sottovalutare la comparsa di edemi e gonfiori, soprattutto se improvvisi
  3. fare regolarmente esami del sangue e delle urine durante tutta la gravidanza

Basta questo per arrivare in tempo ed evitare di mettere in pericolo la salute tua e del tuo piccolo.

A cura di Silvia Bertacchini e Pasquale Esposito

Adattamento del testo per il web: Maria Rinaldi Miliani

 

 

Sopravvivere non è abbastanza 2018: un evento per porre la dignità del malato al primo posto

sopravvivere non è abbastanza 2018 - locandina Fondazione Italiana del rene non official - sorriso

Anche quest’anno, esperti di moltissimi campi medici e non si riuniranno in varie sedi europee per sopravvivere non è abbastanza 2018.

Nato nel 2007, è un insieme ampio e variegato di incontri dal carattere internazionale, dedicati alla discussione costruttiva di temi essenziali per tutto il mondo della nefrologia e della medicina in generale.

Sopravvivere non è abbastanza 2018: i focus

Ogni anno, l’evento affronta questioni di tipo filosofico-morale, molto sentite da tutti gli attori del settore medico, nefrologico ma non solo.

Anche in occasione della Giornata Mondiale del Rene 2018 verranno trattati argomenti come l’etica del trapianto, i suoi effetti psicologici sul paziente ed i suoi cari, l’attesa del dono.

Verranno approfonditi anche altri concetti controversi tra i quali quello della qualità della vita per la persona in dialisi e le ripercussioni o la dipendenza dalla macchina per la sopravvivenza in ogni nefropatico grave.

Date di incontro e gli ospiti

Anche quest’anno i convegni si svolgeranno i varie città Europee, a partire da Atene il 3 Marzo 2018.

Si snoderanno anche in città italiane come Messina, Brindisi, Caserta, Campobasso, Varna e Napoli, che da tempo ospita la manifestazione.

Gli incontri avranno luogo nelle date più prossime alla Giornata Mondiale del Rene 2018, prevista per l’8 Marzo.

Saranno ospiti e partecipanti attivi pazienti, associazioni di categoria, medici, nefrologi più specificatamente, economisti, filosofi e molti altri.

Potranno partecipare tutti gli addetti ai lavori, di qualsiasi branca professionale o ideologica, interessati ad esprimere costruttivamente il proprio punto di vista sui temi centrali.

Tutto questo per garantire una qualità della cura che veda la salute del paziente nefropatico a 360°.

Maggiori informazioni in merito ai luoghi, le date e agli argomenti specifici di ogni incontro possono essere reperiti nel programma dell’evento dettagliato qui sotto.


Scarica subito il programma .pdf cliccando sul link: Sopravvivere non è abbastanza – Survival is not enough 2018 – Programma degli eventi e partecipanti

Gravidanza e malattia renale: un approfondimento

Le malattie renali sono un problema di salute pubblica emergente, possono comparire a qualsiasi età e colpire entrambi i sessi. Da studi epidemiologici si stima che il 3% delle donne in età fertile sia affetto da malattia renale cronica, condizione che può influenzare l’esito di una possibile gravidanza.

I reni giocano un ruolo protagonista e duplice nel corso della gestazione.

Da una parte, l’esistenza di un danno renale cronico può avere ripercussioni sull’evoluzione di una gravidanza.

Dall’altra, l’insorgenza di una gravidanza può modificare l’evoluzione di una nefropatia cronica preesistente.

Ma quali sono le complicanze che possono insorgere in questi casi? Quali sono gli effetti di una gravidanza sulla malattia renale?

Qual’è il ruolo dei reni?

Fisiologicamente, il rene ha tre importanti funzioni: quella filtrante, che permette di eliminare le sostanze di scarto, quella di regolare il pH del sangue e il bilancio dei liquidi corporei e infine quella endocrina, cioè la produzione di ormoni.

Infatti, il rene è l’organo produttore di eritropoietina, vitamina D attivata e renina.

Grazie a queste funzioni, i reni permettono la sopravvivenza.

E durante la gravidanza?

in cinta rosa gravidanza

Durante i nove mesi di gravidanza si verificano importanti cambiamenti in tutto l’organismo.

Dal punto di vista fisiologico, il rene rinuncia al suo abituale ruolo di “meticoloso controllore” del bilancio idrosalino. Consente in questo modo un guadagno di acqua e sodio che garantisce la crescita del feto e protegge la donna in cinta dalle perdite ematiche che possono verificarsi durante il parto.

Sin dalle prime settimane di gravidanza, aumenta il flusso ematico renale, con un picco massimo intorno alla 20° settimana di gestazione.

Parallelamente si ha un incremento del filtrato glomerulare e una riduzione del valore di creatinina plasmatica.

Si abbassa così anche la pressione arteriosa media.

Le complicanze si verificano quando questi cambiamenti, a causa di una funzione renale ridotta, non si verificano correttamente.

Insufficienza renale: come si diagnostica

Le patologie renali sono subdole: a meno che non siano ad uno stadio avanzato non danno alcun sintomo. Ecco perché è necessaria una buona prevenzione.

Tutte le donne che desiderano un figlio, dovrebbero eseguire un esame delle urine. per escludere la presenza di sangue (ematuria) e proteine (proteinuria).

Anche la misurazione della pressione arteriosa ed un esame del sangue sono necessari. Quest’ultimo in particolare permette di valutare la creatinina sierica, un parametro specifico indicativo della funzionalità dei reni.

L’alterazione di uno di questi parametri può essere un segnale di problemi ai reni.

Calcolare la gravidanza: come farlo con una malattia renale

La prima cosa da fare è rivolgersi ad un centro specialistico multidisciplinare, che permetta di avere contatti con un’equipe di ginecologi e nefrologi.

Qui verranno effettuati i controlli di routine tra i quali i già citati esame delle urine, della pressione e del sangue, con una cadenza periodica, di solito mensile, ma variabile anche a seconda del rischio.

Quali sono le complicanze più frequenti in gravidanza in una donna che ha un’insufficienza renale cronica?

I problemi più frequenti generati dalla presenza delle malattie dei reni durante la gravidanza sono il parto prematuro, la necessità una terapia intensiva neonatale e lo sviluppo da parte della mamma di ipertensione gestazionale.

I rischi sono maggiori negli stadi più avanzati della malattia ?

Da studi anche recenti è emerso come effettivamente il rischio di complicanze aumenti con l’avanzare dei sintomi di malattia renale.

Anche da uno studio italiano effettuato da un team di ricercatori di Cagliari e Torino emerge che anche una forma lieve di nefropatia può aumentare gli eventi avversi materno-fetali in corso di gravidanza.

Il rischio non è comunque legato solo alla funzionalità renale, ma anche alla presenza prima della gravidanza di ipertensione arteriosa e proteinuria.

La gravidanza può peggiorare la malattia renale preesistente?

E’ possibile che ci sia un ulteriore peggioramento della patologia, ma non in tutti i casi. Di solito non avviene se la nefropatia cronica è lieve.

Il rischio può aumentare del 40% solo negli stadi avanzati o se non si effettuano le dovute modifiche dei farmaci utilizzati dalla gravida.

Molti farmaci possono avere un effetto tossico sul bambino. Per questo la terapia va attentamente modulata prima di intraprendere una gravidanza.

Alcuni farmaci che vanno assolutamente controllati sono gli Ace-inibitori e gli inibitori del recettore dell’angiotensina, perché hanno un effetto così detto tetrageno, cioè che può provocare uno sviluppo anomalo dell’embrione.

E se si effettua la dialisi?

Nonostante esistano casi di donne in cinta riuscite a portare a termine il proprio percorso, la gravidanza in pazienti con insufficienza renale cronica avanza, sottoposte a trattamento dialitico, rappresenta ancora un’eccezione e i rischi restano molto aumentati.

La speranza maggiore e più sicura la si può trovare nel trapianto.

Il calcolo della gravidanza post-trapianto può essere fatto dopo un anno dall’intervento. Prima i rischi sono ancora troppo elevati.

bambino appena nato fondazione italiana del rene gravidanza

Si può scegliere negli anni successivi di entrare in gravidanza sempre facendo conto sull’aiuto del nefrologo che necessariamente, in questo caso dovrà modificare i farmaci immuno-soppressori.

Alcuni di questi infatti sono pericolosi per il nuovo bambino.

Ad ogni modo, in questi casi si continua a parlare di gravidanza a rischio, allo stesso livello delle pazienti diabetiche, cardiopatiche o con problemi ginecologici di altra tipologia.

Un team multidisciplinare e controlli frequenti potranno comunque aiutare molto la donna: a preservare il nuovo organo trapiantato ma anche ad intraprendere un percorso capace di riportare parte della normalità nella vita della persona.

Articolo e contenuti a cura di Pasquale Esposito e Marta Calatroni
U.O. Nefrologia, Dialisi e Trapianto / Fondazione IRCCS Policlinico “San Matteo” di Pavia

Adattamento per il web a cura di Maria Rinaldi Miliani 

Come curare un infezione alle vie urinarie: le principali misure consigliate.

Nonostante sia un problema femminile frequentissimo, le donne spesso non hanno molto chiaro come curare un infezione alle vie urinarie.

A causa dell’imbarazzo spesso si affidano a rimedi poco ortodossi, consigliati da sedicenti nonne sagge che li hanno usati prima di loro.

La terapia per le varie forme di cistite però dovrebbe essere molto scrupolosa e specifica, possibilmente elaborata da un medico dopo un esame delle urine con antibiogramma.

Quale antibiotico per infezioni vie urinarie

antibiotici infezioni vie urinarie

I principali germi che possono andare a causare un’ infezione alle vie urinarie sono l’Escherichia Coli, il Proteus spp, e la Klebsiella.

Ognuno di questi microrganismi deve essere trattato, se in contrazione eccessiva nelle urine, con un antibiotico specifico.

Come già accennato solo l’analisi detta antibiogramma permette di elaborare una terapia cosi caratteristica.

Di solito i farmaci più utilizzati in questi casi sono i fluorochinolonici ma ce ne sono molti altri che possono essere sfruttati in situazioni di resistenza. E’ il medico a dover valutare scrupolosamente la situazione per trattarla al meglio.

Come combattere le infezioni urinarie: cosa può fare il paziente

Dal canto suo, il paziente, che sia uomo o donna, oltre a seguire la terapia antibiotica prescritta deve attuare alcuni piccoli accorgimenti capaci di accelerare la guarigione.

Questi sono principalmente 7, e sono semplicissimi da mettere in atto:

  1. Bere molto spesso: è un comportamento che oltre ad aiutare la guarigione permette anche di prevenire l’infezione. Il consumo di acqua aiuta a diluire nelle urine la carica batterica. Questo accorgimento deve essere modificato, chiedendo informazioni al proprio medico, quando si soffre già di una malattia renale.bere molto infezioni vie urinarie
  2. Svuotare frequentemente la vescica; per evitare che l’urina, e quindi i batteri, ristagnino per troppo tempo nell’apparato urinario.
  3. Seguire una dieta bilanciata e sana, praticando anche attività fisica regolare: Un consiglio classico, che aiuta in caso di cistite perché equilibra la funzione intestinale e la flora batterica.
  4. Evitare rapporti sessuali non protetti, soprattutto con persone a rischio.
  5. Curare sempre in modo scrupoloso l’igiene intima personale: dopo un rapporto sessuale e durante i giorni del ciclo mestruale.
  6. Utilizzare asciugamani personali, non comuni, sia a casa che in strutture alberghiere.
  7. Non indossare biancheria intima o altri indumenti troppo stretti; meglio scegliere il cotone che rispetto alle fibre sintetiche garantisce una miglior traspirazione.

Come curare un infezione alle vie urinarie: conclusioni

Questo genere di accorgimenti dovrebbe scongiurare al massimo la comparsa di cistiti ed infezioni simili, evitando anche trattamenti antibiotici troppo frequenti.

Le azioni sopra citate sono importanti consigli di prevenzione anche perché permettono di prevenire complicanze più gravi.

Tra queste le nefriti e le altre infezioni delle vie superiori dell’apparato escretore.

A cura di Gioacchino Franca

Adattamento del testo a cura di Maria Rinaldi Miliani

Le infezioni alle vie urinarie ed il mondo femminile. Prevenire le complicanze renali.

Le infezioni alle vie urinarie (comunemente dette cistiti) sono una condizione patologica determinata dalla presenza di virus o batteri, a livello del così detto apparato escretore, in una quantità maggiore rispetto alla norma.

Colpiscono più le donne degli uomini e nella maggior parte dei casi, se ben curate, si risolvono senza conseguenze gravi, in pochi giorni.

Quando non vengono trattate in modo ottimale, in persone immunodepresse o affette da alcune malattie come diabete e tumori, posso dar luogo a complicanze più serie.

Tra queste ci sono le infezioni renali.

Cause delle infezioni renali

Le infezioni renali (anche dette delle vie superiori insieme a quelle degli ureteri) sono malattie date dall’espansione di un’infezione alle vie urinarie semplice alla zona dei reni.

Sono da attribuire, nella maggior parte dei casi, al germe Escherichia Coli, un batterio normalmente presente nella naturale flora intestinale.

Le infezioni delle vie urinarie superiori possono essere però causate anche da altri microrganismi, come il Proteus spp e la Klebsiella.

Come prevenire le infezioni renali: più attenzione per le donne

donna gravidanza infezioni alle vie urinarie

Come già accennato, è una cura poco attenta della cistite a causare, in soggetti predisposti, le infezioni renali.

Soprattutto le donne devono porre una grande attenzione ai momenti della prevenzione e trattamento.

Sono loro ad essere più soggette a questo tipo di patologia, ancora di più in particolari momenti del ciclo di vita femminile, come la gravidanza.

Per evitare problematiche più serie è sempre necessario, in questi momenti, prevenire attraverso esami diagnostici di screening e cure tempestive.

Permettono, in caso di cistite, di arrestare l’espandersi dell’infezione alle vie alte dell’apparato escretore.

Quali sono gli esami per infezioni vie urinarie

esami delle urine infezioni alle vie urinarie

Inizialmente, la diagnosi di infezione alle vie urinarie avviene attraverso la valutazione dei sintomi riferiti dal paziente e l’analisi delle urine.

Si va a valutare così un parametro specifico chiamato livello di contaminazione vescicale.

Quest’ultimo si misura in numero di colonie per ml e viene considerato normale al di sotto del valore di 10.000/ml.

Si parla di cistite quando la concentrazione rilevata con l’esame delle urine sale sopra 100000/ml.

La terapia per le infezioni alle vie urinarie

La giusta cura per trattare le infezioni urinarie deve essere pianificata sulla base di un altro esame: l’antibiogramma.

Se è vero infatti che per questo genere di problema è necessario assumere degli antibiotici, questi devono essere specifici per il genere di batterio che ha causato l’infezione.

L’identificazione del farmaco adatto permette di trattare in brevissimo tempo le infezioni alle vie urinarie. Ciò impedisce le eventuali, ed anche gravi, conseguenze e complicanze renali.

A cura di Gioacchino Franca 

Adattamento del testo a cura di Maria Rinaldi Miliani

Lupus, malattie autoimmuni, reni ed ormoni nella donna: alcune risposte.

Alla base delle differenze tra uomini e donne si trovano meccanismi di tipo ormonale, a cui si aggiungono fattori di tipo genetico ed ambientale, che possono predisporre allo sviluppo di malattie autoimmuni. Alcune di queste, come il così detto lupus eritematoso sistemico (LES) colpiscono molto di frequente l’universo femminile.

Lupus cos’è e chi colpisce

Il lupus eritematoso è una malattia cronica di natura autoimmune che può colpire diversi organi e tessuti. Tra questi il cuore, i polmoni, i vasi sanguigni, il sistema nervoso , il fegato e i reni.

Anche se questa malattia autoimmune può colpire indifferentemente entrambi i sessi, il lupus viene riscontrato con una frequenza ben 10 volte maggiore nelle donne.

Perché le donne sono colpite di più da questa malattia ?

DNA personalized lupus

Diversi sono i fattori alla base di questo dato: biologici, genetici, ma anche ambientali.

Le donne hanno una maggiore risposta immunitaria, amplificata dalla produzione di estrogeni, tipici ormoni femminili.

Anche il cromosoma X è caratterizzato dalla presenza di diversi geni direttamente coinvolti nella risposta immunitaria.

A questo si aggiungono altri fattori ambientali come le abitudini alimentari, gli stili di vita ed ultima, ma non meno importante, la gravidanza

Infatti, la dolce attesa è spesso il fattore scatenante di molte patologie ancora latenti.

Come si manifesta il lupus

Alcuni segni e sintomi più comuni di questa malattia sono facilmente riconoscibili.

Uno molto noto è il rash cutaneo così detto “a farfalla” che colpisce il volto, soprattutto naso e gli zigomi, ma può espandersi coinvolgendo anche cuoio capelluto e tronco.

Sono frequenti le alterazioni muscolo-scheletriche. Fra queste non si possono non citare le artralgie, l’artrite e le mialgie. 

Provocano dolori articolari e muscolari, in alcuni casi anche con deficit di forza.

Altre manifestazioni includono

  • problemi cardiovascolari
  • alterazioni ematologiche
  • sintomi respiratori
  • sintomi a carico del tratto gastrointestinale
  • disturbi dell’umore
  • nefropatie

Quando il lupus colpisce i reni

lupus e reni

Il lupus sistemico può andare a colpire anche i reni generando una condizione detta nefrite lupica.

Viene diagnosticata in circa il 50% delle persone con sindrome lupus, e si sviluppa tipicamente dopo circa 1 anno dalla diagnosi.

Nonostante questo, l’incidenza totale è probabilmente molto più alta.

La nefrite lupica colpisce principalmente quelle componenti dei reni chiamate glomeruli, dei gruppi di capillari che hanno il compito di filtrare sangue ed urine.

Riconoscere la malattia renale associata al lupus sistemico eritematoso

Spesso, l’unica manifestazione di nefrite associata al lupus è la presenza di globuli rossi e proteine nelle urine.

Solo le forme più severe si rivelano con urine schiumose, gonfiori (edema) ed ipertensione, anche combinati insieme.

Il sospetto di nefrite lupica deve sempre nascere quindi per tutti i pazienti con i sintomi del lupus classici, oltre che quelli descritti. E l’unico modo per accertare veramente la presenza o assenza di una malattia renale dovuta al LES sono gli esami specifici.

Esami per lupus eritematoso sistemico e nefrite

Per diagnosticare queste condizioni patologiche inizialmente si può fare ricorso a tre semplici esami di routine:

  • esame delle urine
  • valutazione della proteinuria (le proteine nelle urine di 24h)
  • esami del sangue

La certezza si può ottenere però solo con la biopsia renale.

Anche se un po’ invasiva, è l’unico esame che permette di classificare la patologia e inquadrarla nel corretto stadio in modo da impostare una terapia efficace.

Lupus come si curaimmunosoppressori lupus-compressed

La cura di routine per il lupus comporta di solito la prescrizione di un trattamento dell’ipertensione arteriosa.

Questa può essere contrastata andando ad agire su alcuni ormoni: in termini tecnici si parla di modulatori del sistema renina-angiotensina-aldosterone.

Ad uno stadio più avanzato si può ricorrere anche a immunosoppressori (ciclofosfamide, azatioprina…) ed ai corticosteroidi.

Una novità è anche lo sfruttamento, solo in alcuni casi, dei così detti anticorpi monoclonali.

L’aspettativa di vita

Grazie alla diagnosi precoce ed alle nuove terapie, applicate secondo specifici protocolli, oggi più del 90% delle persone con diagnosi di lupus sopravvive per 10 anni e più.

Lo stile di vita è in quasi tutto e per tutto normale, e spesso non ci sono sintomi percepiti dal paziente.

E’ evidente che prevenzione e diagnosi precoce restano le azioni assolutamente fondamentali, perché permettono di iniziare immediatamente un trattamento farmacologico capace di migliorare la qualità della vita della persona, e la sua speranza di vita.

Chiara Nardi e Domenico Santoro
UOC Nefrologia e Dialisi
AOU G Martino
Università degli studi di Messina

Adattamento a cura di Maria Rinaldi Miliani

Composizione corporea e malattia renale: un aiuto dalla bioimpedenziometria

La composizione corporea di una persona è un indicatore molto preciso del suo stato di salute. In passato, a partire dal XIX secolo, la si valutava attraverso metodologie invasive ed anche un po’ imbarazzanti per il paziente. Oggi però esiste un metodo chiamato bioimpedenziometria o semplicemente bia.

Questa tecnica di valutazione della composizione corporea, già usata negli anni ’70, di recente è diventata uno strumento diffusissimo tra tutti i professionisti del settore medico- nutrizionale, anche quelli specializzati nella cura delle patologie renali.

La ragione è più semplice di quanto i termini complicati della medicina possano suggerire.

La composizione del corpo umano cambia con l’età, il sesso, le condizioni fisiologiche e anche le patologie di cui una persona soffre.

Le variazioni della massa magra e grassa nel tempo, e delle percentuali di acqua, possono dire molto sull’andamento della malattia renale e sul funzionamento di una determinata terapia prescritta.

La composizione corporea ed i fattori di rischio di malattia cronica

cuore prevenzione malattie croniche

Un’analisi dei parametri fisici può aiutare anche a prevenire le patologie croniche.

Ancora prima che emerga la nefropatia, alcune caratteristiche di un individuo possono permettere di predire se potrà contrarre o no una malattia cronica in futuro.

Fra questi caratteri c’è, appunto, anche la composizione corporea. La sua valutazione consente di individuare il rischio di diabete mellito di tipo 2, di ipertensione, di patologie cardiovascolari e respiratore.

Queste sono tutte condizioni collegate, in un modo o nell’altro, alle malattie renali.

Cosa misura la bioimpedenziometria nello specifico?

bioimpedenziometria

L’esame bioimpedenziometrico è un test che in maniera semplice, in pochi minuti, ed in modo assolutamente non invasivo, consente la misurazione accurata ed obiettiva della composizione corporea.

Va a stimare, attraverso quattro elettrodi non fastidiosi, la percentuale di acqua corporea totale (anche detta tbw – total body water), di massa magra, cioè muscoli ed organi e di massa grassa.

In parole povere, permette quindi ottenere dati rilevanti sulle condizioni di idratazione di un individuo. In più, consente anche un calcolo molto specifico dei bisogni nutrizionali e calorici di una persona, totalmente personalizzati.

Per questo è preziosa, quando non essenziale, per il monitoraggio delle persone con una nefropatia.

Impedenziometria si, impedenziometria no. Quando effettuare questo genere di analisi della composizione corporea

Un difetto piuttosto rilevante del test bia è il costo elevato delle strumentazioni per effettuarla che spesso vanno ad aumentare il prezzo della visita con il nutrizionista o dietista che ha in cura il paziente.

In più, non tutti i tecnici abilitati possiedono il macchinario per effettuarla. Ciò non vuol dire che non siano bravi terapeuti.

Esistono altre tecniche meno rapide ma altrettanto valide.

composizione corporea - circonferenza

Tra queste la plicometria o la stima delle circonferenze, per effettuare comunque la valutazione della composizione corporea e tenere sott’occhio le condizioni di salute.

La bioimpedenziometria è insomma solo una delle analisi, più moderne capaci di facilitare e rendere più rapida la cura.

E’ da effettuare o in casi gravi o se si desidera, anche a ragione, una valutazione precisa e personalizzata della propria condizione di salute.

A cura di Attilio di Benedetto

Adattamento del testo Maria Rinaldi Miliani


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